|
Editoriale
 Dino Fenzi
Dodici mesi dopo l’inizio della crisi finanziaria, contenuta e quasi risolta dagli interventi congiunti dei governi e delle banche centrali delle economie più progredite, ci troviamo ora, come qualcuno aveva malauguratamente previsto, nel pieno della recessione più severa degli ultimi 60 anni. Salvata l’economia virtuale (quella della finanza), affossata l’economia reale (quella della manifattura e dei servizi).
Nel ’29 l’errore fu quello di ridurre l’emissione di moneta con l’effetto di stravolgere il sistema, la ricetta attuale, il quantitative easing cioè inondare i mercati di liquidità, non sembra ancora aver prodotto gli effetti sperati. Tale liquidità non arriva alle imprese tramite i canali preposti all’erogazione del credito, né al consumatore. Il tutto mentre in ogni angolo del mondo occidentale aumenta la disoccupazione, e la spirale negativa si avvita sempre di più.
Forse occorre che il denaro pubblico erogato dai paesi leader vada direttamente a finanziare le infrastrutture, le opere pubbliche (case, strade, aeroporti, ospedali, ecc), con ciò dando una spinta positiva all’occupazione e al mondo delle imprese.
Una ricetta troppo semplicistica? Per crederci verificare la ripresa già in atto in Cina. L’industria vetraria chiede decisioni rapide e programmi d’attuazione in tempi ragionevoli.
|